Bla Bla Bla

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SMP – Redentore 2 – 0

Mi stavo chiedendo se e cosa scrivere di questa partita. Se la stessa non è stata poi giocata così male, calcolando che alla fin fine Michele, oggi in porta al posto del titolare Antonio (a proposito, auguri alla bimba!), ha toccato con le mani il suo primo pallone nell’occasione del secondo gol…

Squadra ordinata la nostra, che non fa nulla di particolare ma che non lascia neppure nulla agli avversari. Anzi, fino al primo gol degli avversari (un’azione un po’ rocambolesca dentro l’area), le azioni offensive maggiori (dire “più pericolose” è un po’ esagerate) erano state le nostre. Niente di trascendentale, ma comunque stavamo sul pezzo. Anche se c’era nell’aria una tensione e un nervosismo che sembrava sul punto di esplodere da un momento all’altro, quasi se lo stare in campo assieme oggi non fosse un piacere, un divertimento e un gioco, ma quasi una costrizione, un obbligo e un onere.

Con questi presupposti, da giocatori incarogniti quali oggi eravamo, vuoi che saltasse fuori un “bravo”, un “va bene lo stesso”, un “non ti preoccupare”? No. Niente di tutto ciò.  

E dopo il gol, buio. In campo e nei nervi. Gli sbuffi prima a malapena contenuti si trasformano in frasi che paventano una non grande “coesione”, per essere eufemistici. Certo non è un discorso generalistico, sia nel senso che non si punta il dito contro qualcuno in particolare, né si proclama che tutti l’abbiano fatto. Ma tale era l’impressione che abbiamo lasciato visti da fuori, e potevamo vincere anche 17 a 2 in rimonta, l’arbitro ci poteva dare un rigore (che si poteva dare o non dare per l’intervento di un difensore su un ottimo Antò in versione attaccante), poteva non fischiare un ponte sul portiere avversario (Vedi Bass), insomma poteva succedere qualsiasi cosa, ma l’unico aspetto che si ricorderà (e temo ci porteremo avanti a lungo le tare di questa partita), sono gli sbraiti l’uno con l’altro le zuffe con gli avversari (e non), i “lui deve smetterla di fare così”, gli “hai rotto” e compagnia bella.

Ripeto, senza generalizzare, ma l’impressione, confermata da un post di Micky su Facebook che condivido al 100%, era quella. Stop.

E la partita? Dopo l’uno arriva il 2 a 0, con un’uscita sfortunata di Micky che libera al tiro la loro punta. Noi, come già accennato, recriminiamo su un rigore che ci poteva stare e su un ponte fischiato sul portiere avversario da Bass (che poi prima del fischio arbitrale esegue un tiro da 35 centimetri di distanza dalla porta scavalcando miracolosamente la traversa). Negli ultimi minuti, una rissa scaturita da un fallo su Manuel ci porta anche un espulsione, e l’impressione che oggi non era giornata. E che abbiamo poco tempo per riprenderci, visto che la prossima settimana avremo due partite.

Pagelle e contropagelle oggi vengono meno. Non tanto per il dover dare delle insufficienze, che oggi mi sentirei anche tranquillamente di assegnare, ma semplicemente perché queste due cose sono simpatiche iniziative svolte nei confronti della squadra, ed oggi NON SIAMO STATI UNA SQUADRA. Do solo alcune notazioni di merito, a Micky che ci ha comunque provato, a Mario sempre più bravo, e ad Antonio che si dimostra il nostro migliore attaccante. Ma, visto che penso di aver scritto abbastanza articoli in questi anni per prendermi uno spazio personale, mi prendo un mio pazio. E nulla me ne cale se solo Andrea e Fefo lo leggeranno. Mettiamo l’avviso, e via:

PISTOLOTTO A SFONDO MORALE DA PARTE DI UN VECCHIO. TENERE LONTANI I BAMBINI:

Io non ho mai giocato a calcio. Ho fatto solo un anno di giovanili, Ho fatto una partita da panchinaro e poi ho smesso. Non so niente di calcio (come mi è stato, e giustamente nei contenuti seppure un po’ carente nelle forme, suggerito), e quel poco che ho imparato, ho fatto in fretta a scordarmelo.

E allora perché gioco? Gioco perché qui giocavano tutti i miei amici. E quando loro hanno smesso sono subentrati altri. Alcuni sono diventati miei amici. Altri non proprio. Ma li saluto tutti. E spero tutti mi salutino. Gioco perché è bello per me essere in questa squadra. Ma soprattutto gioco perché è bello essere IN una squadra.

E cosa vuol dire essere una squadra? (Sempre per me s’intende).

Significa che se uno è in campo dev’essere concentrato e dare il mille per cento, lasciare i suoi problemi negli spogliatoi, aiutare compagni e, non da ultimo, l’arbitro, ma deve anche vivere la partita per quello che è: un gioco, un piacere e un divertimento.

Se uno sbaglia gli si dice fa niente, non si sbuffa.

Se uno urla gli si dice tranquillo e lo si fa smettere, non gli si da corda o, peggio ancora, si segue il suo esempio.

Se uno è in difficoltà gli si dice bravo, non si impreca.

Se un arbitro fa l’arbitro di calcio (e non di calcetto), e sbaglia, glielo si dice una volta, non venti.

Se uno si arrabbia con un compagno, gli chiede scusa. E punto a capo, finita lì.

Se si vince, si vince tutti.

Se si perde, si perde tutti (e non importa chi ha giocato peggio o meglio, visto che non è che alcuni perdono “meglio” di altri) e ci si impegna di più tutti insieme per la prossima partita.

Se undici sono in campo e nove in panchina, ci sono venti titolari. Non ci sono giocatori di serie a o b.

Se io lascio la mia squadra in dieci per una rissa o per una protesta, non vinco niente. Anzi.

E naturalmente tante altre cose… Ma spero di aver reso l’idea. E chi non è d’accordo con me, pazienza. Tanto io di calcio ne capisco veramente poco. E sono contentissimo così, a pensarci bene.

Se è rimasto qualcuno a leggere, alla prossima                                                      L’ottuagenario Red

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